E.D.E.
19 maggio 2026 08:40
A Napoli più di un minore su dieci vive in un’area di disagio socioeconomico urbano. Il dato emerge dalla ricerca "I luoghi che contano" di Save the Children, che fotografa il peso delle disuguaglianze territoriali nelle grandi città italiane. Nascere e crescere in un quartiere invece che in un altro, anche nel capoluogo campano, può incidere in modo decisivo sulle opportunità educative, sociali e future di bambini e adolescenti.Secondo il report, l’11,2% degli 0-17enni residenti a Napoli vive in una Adu, cioè un’area di disagio socioeconomico urbano. Nel capoluogo campano sono dieci le aree individuate dall’Istat. In questi quartieri il 60,1% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa.Le Adu non coincidono con i quartieri amministrativi, ma la “mappa del disagio” riguarda in particolare zone come Mercato, Pendino, San Pietro a Patierno, Miano, San Giovanni a Teduccio, Secondigliano, San Lorenzo, Scampia, Barra, Montecalvario e Stella.Il peso su scuola e futuro dei ragazziLe differenze emergono con forza anche sul piano scolastico. Nelle aree fragili di Napoli il 18,1% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico. È una percentuale quasi doppia rispetto alla media dell’intero comune, che si ferma al 9,8%.Il 21,2% degli studenti dell’ultimo anno delle medie è inoltre a rischio dispersione implicita, quattro punti percentuali in più rispetto alla media cittadina del 17,1%. Ancora più marcato il dato sui giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: nelle aree di disagio sono il 42,9%, contro il 29,4% della media comunale.Mense scolastiche sotto la media nazionaleIl report segnala anche il problema dell’accesso ai servizi educativi e ricreativi. A Napoli, in particolare, la copertura delle mense scolastiche resta molto al di sotto della media nazionale sia nelle aree più fragili che nel resto della città. Ne beneficia soltanto il 40,2% degli alunni della scuola primaria nelle Adu e il 39,6% nel comune.Per Save the Children, bambini e adolescenti che crescono nelle aree vulnerabili sono più esposti al rischio di povertà, dispersione scolastica e minori opportunità di accesso a spazi verdi, attività educative e servizi ricreativi.L’appelloLa ricerca arriva alla vigilia di Impossibile 2026, la biennale dell’infanzia e dell’adolescenza che si terrà il 21 maggio a Roma. Save the Children chiede interventi e risorse strutturali per ridurre le disuguaglianze, a partire da una legge che istituisca spazi socio-educativi nelle aree vulnerabili."Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. Per questo abbiamo voluto dedicare Impossibile al tema delle periferie", spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. "È proprio da questi luoghi - aggiunge - che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro. Ecco perché serve una strategia nazionale di rigenerazione urbana, dotata di risorse certe. E, come ci chiedono per primi i ragazzi, sono necessari più spazi pubblici dedicati a loro".










