L’equità è la linea di partenza per garantire prospettive di crescita a tutti i bambini e le bambine nel nostro Paese. Eppure sembra sempre di più assomigliare ad un traguardo, con un percorso ad ostacoli che lascia indietro migliaia di minori. Bambini e adolescenti che vivono in contesti fragili, costretti a fare rinunce che mettono in pericolo le loro aspirazioni. Un destino tutt’altro che immutabile, se si considera che la povertà educativa, causa di molte diseguaglianze, è influenzata a sua volta da fattori su cui le politiche pubbliche hanno le potenzialità di incidere, puntando sull’infanzia e l’adolescenza come principale patrimonio del Paese e investendo sui diritti e sulle opportunità a partire dai luoghi più marginalizzati.
La fotografia dell’infanzia in Italia è fatta di numeri che ci devono far pensare: 2,4 milioni di minori a rischio povertà ed esclusione sociale, più di uno su quattro, e 1,28 milioni di minori in povertà assoluta. Più di un bambino su 10 (il 13,8%), quindi, vive in famiglie che non possono permettersi beni e servizi considerati essenziali è la quota più alta dell’ultimo decennio.
L’ascensore sociale rotto
Le conseguenze sono immediate: un adolescente su sei afferma che i genitori hanno difficoltà a sostenere le spese per cibo, vestiti e bollette, una quota simile rinuncia a uscire o a fare sport per motivi economici, tre su dieci non possono permettersi di fare una vacanza. Questi numeri, da soli, non bastano a raccontare ciò che sta accadendo. La povertà, lo mostrano con forza i dati, non è solo mancanza di risorse: è mancanza di possibilità.






