PADOVA - Il giudice per le indagini preliminari di Padova, Laura Alcaro, è entrata nell’aula al primo piano del tribunale a mezzogiorno e 10 minuti. Ne è uscita quaranta minuti dopo nei quali ha ascoltato la spiegazione che Francesco Saviane ha fatto di ciascuno dei sette capi d’accusa di violenza sessuale su minore per cui venerdì mattina è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile che hanno eseguito l’ordinanza di detenzione domiciliare disposta dal gip e chiesta dal sostituto procuratore Sergio Dini. Quaranta minuti che Saviane, assistito dall’avvocato Ernesto De Toni, ha utilizzato per difendersi, per bollare come «interpretazioni» e «fraintendimenti» gli episodi che invece gli inquirenti leggono come abusi su ragazzini a lui affidati, tanto nel ruolo di professore di religione all’Istituto Barbarigo di Padova (dal quale era stato allontanato nel settembre 2023 dopo un’inchiesta interna mai, però, sfociata in denuncia) quanto in quello di educatore in varie parrocchie del Padovano e responsabile di società che hanno a che fare con i più piccoli.
IL COMMENTO «Francesco Saviane ha risposto alle domande che gli ha fatto il giudice – ha spiegato l’avvocato Ernesto De Toni all’uscita del tribunale di Padova – ha negato i fatti che gli vengono contestati e si è reso disponibile ad ogni accertamento da qui alla fine dell’inchiesta». Un’indagine ben distante dalla conclusione: «adesso – ha aggiunto l’avvocato – la procura continuerà le indagini e noi faremo la nostra attività di difesa. È normale che la procura debba trovare riscontri a delle denunce che al momento sono quello che sono, cioè soltanto delle denunce». A termine dell’udienza, l’avvocato De Toni ha depositato sul tavolo del giudice la richiesta di cambio di residenza per gli arresti domiciliari, visto il clamore suscitato dall’esplosione della notizia, domenica mattina, che ha portato sul piede della rivolta i genitori della comunità parrocchiale di San Lorenzo di Albignasego, dove Saviane abita dal 2023 e dove si trova ai domiciliari. Nei prossimi giorni, dopo l’eventuale avvallo della procura al cambio della residenza, il giudice deciderà se accogliere, o meno, la richiesta della difesa. LA CONDIZIONE «Lui è molto provato e in difficoltà, gli è caduto il mondo addosso e non pensava che si potesse arrivare a delle denunce a suo carico: è molto colpito dall’attenzione che ha questa vicenda che ha messo in discussione tutta la sua esistenza – ha continuato il legale – Ha ricevuto, per quanto possa, dal momento che non può avere contatti con nessuno, la solidarietà di chi lo conosce e questo lo gratifica. È fiducioso di poter dimostrare che quello che è stato denunciato, o è stato male interpretato o non sussiste». LA DECISIONE Intanto ieri don Cesare Contarini, ex preside del Barbarigo e parroco a San Lazzaro di Albignasego che ha accolto in canonica Saviane e che, a sua volta, è stato coinvolto nelle polemiche legate al caso, ha deciso di non lasciare il suo incarico. «Ad oggi non vedo il motivo per il quale devo dimettermi – ha risposto – Ho licenziato comunque Saviane dagli incarichi ricoperti all’interno dell’asilo parrocchiale: era inevitabile». E in serata, firmata dal presidente della Fondazione, Giovanni Ponchio, e dalla preside dell’Istituto, Maria Pia Vallo, è arrivata la prima nota ufficiale sulla vicenda da parte del Barbarigo. “Nel giugno 2023 l’allora preside Giovanni Ponchio raccolse alcune segnalazioni da parte di studenti e studentesse riguardanti comportamenti e linguaggi ritenuti non consoni al contesto educativo scolastico – si legge nello scritto – La situazione venne immediatamente portata all’attenzione delle autorità ecclesiastiche competenti, trattandosi di docente incaricato annualmente per l’insegnamento della Religione Cattolica. Con il termine dell’anno scolastico e, comunque, a decorrere dal 1° settembre 2023, si è interrotta ogni forma di collaborazione e di rapporto con il signor Saviane. L’Istituto Barbarigo si è attivato con tempestività, responsabilità e senso istituzionale”. La prima denuncia arriverà a inizio marzo di tre anni dopo. Da lì, l’inchiesta.














