PADOVA - Licenziato in tronco. Dopo la notizia dell'arresto, Francesco Saviane ha perso il posto di lavoro che aveva all’Academy Noventa Padovana, dove ricopriva il ruolo delicato di responsabile organizzativo e delegato per la tutela dei minori. Ora la tutela tocca alla presidente Elisa Valandro: «Noi stiamo collaborando con le autorità e alle indagini e quindi non vogliamo entrare nel merito, ma lo faremo nei prossimi giorni - spiega al Gazzettino -. Siamo ovviamente sconvolti dalla notizia, ma adesso è il momento di fare delle riflessioni, perché abbiamo una responsabilità enorme, visto che abbiamo in custodia bambini e ragazzi e abbiamo a cuore la tutela delle loro famiglie. Ovviamente abbiamo avviato tutte le procedure federali previste dal regolamento per interrompere qualsiasi tipo di rapporto con l'indagato». Il provvedimento della società sportiva è la prima, forse inevitabile conseguenza dell'arresto per violenza sessuale del loro dipendente, ex insegnante di religione e animatore nelle parrocchie.

In tribunale Francesco Saviane, 37 anni, domani sarà sottoposto all'interrogatorio di convalida dell'arresto e si troverà per la prima volta davanti ad un giudice per fornire la sua versione dei fatti. Per adesso emerge solo quella che ha portato l'uomo ai domiciliari, con l'accusa di aver molestato sette minorenni, su mandato del giudice per le indagini preliminari Laura Alcaro che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Sergio Dini. I fatti contestati coprono un arco temporale che va dal 2017 al maggio 2026. Le vittime gli erano state affidate prima perché insegnante di religione in una scuola privata e poi come animatore parrocchiale. Non sono emersi episodi legati alla sua attività per l'Academy di Noventa, frequentata però da moltissimi bambini e ragazzi, tra le più note a Padova e provincia. Questo però non ha fermato la società, che già ieri ha avviato tutte le procedure per chiudere i rapporti di lavoro con Saviane, che spesso però eseguiva in smart working dalla canonica dove continuava a vivere e dove adesso è ai domiciliari. L’indagine L'inchiesta era scattata lo scorso marzo, a seguito di una segnalazione riguardante i presunti abusi subiti da un 17enne durante un fine settimana a Firenze, raccontati ad un professore. La Procura e la squadra Mobile hanno immediatamente attivato la procedura del "Codice Rosso", che ha poi permesso di individuare altri minorenni. Secondo gli inquirenti, il 37enne aveva adottato un modus operandi preciso per entrare nella vita dei giovani, conquistandosi la fiducia delle famiglie. «Creava un rapporto di confidenza estrema che rendeva di fatto difficoltoso, per i minori, denunciare quanto accadeva» si legge tra le carte della Questura. Gli agenti hanno quindi ricostruito ben sette episodi in cui l’uomo pare abbia agito con mosse inaspettate e repentine per “toccare” i minori e costringerli a subire atti sessuali. Sui social Se si scorrono i suoi canali social, emerge il ritratto della perfetta figura di riferimento. Quella a cui i genitori affidano i propri figli a occhi chiusi, senza sospetti. Fino a ieri, infatti, quel profilo Facebook raccontava la storia di un uomo dedito solo ai giovani e alla fede. Fotografie di campi scuola, gite parrocchiali nel Piovese, sorrisi in montagna, post pieni di citazioni educative e scatti con Papa Francesco. Nei commenti i ringraziamenti delle famiglie, gli attestati di stima dei colleghi e i «grazie prof» degli alunni. Un'identità digitale solida, costruita pezzo dopo pezzo per legittimare un ruolo di assoluta centralità nei contesti educativi della provincia. Dietro quel canale così rassicurante, c’erano però uno scenario diametralmente opposto. Quello che per i contatti social era il “prof" esemplare, per gli inquirenti è un predator e la stessa rete che lo celebrava ora lo sta condannando.