Agglomerati di cellule bianche in provetta capaci di simulare il funzionamento della mente umana: è l’avanguardia delle ricerche internazionali sul sonno (ma presto anche della robotica). E a guidarla c’è un’italiana

di Silvia Bencivelli

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Immaginate un cervello in una provetta. Un cervello minuscolo, senza corpo, occhi né orecchie: un agglomerato di cellule bianchiccio, in ammollo in un liquido trasparente. L’elettroencefalogramma dimostra che è vivo, le onde che si registrano sono simili a quelle di un cervello umano di notte. E in effetti dorme. Da quando esiste, non ha mai fatto altro che riposare. Oggi c’è chi ha deciso di svegliarlo e di usarlo per studiare il sonno e la veglia degli esseri umani, senza disturbare nessuno e senza usare animali come soggetti sperimentali per la ricerca. È una giovane professoressa di bioingegneria dell’Università di Pisa, affiliata al Centro di ricerca Enrico Piaggio, e si chiama Chiara Magliaro.

“Il cervello in provetta è un organoide, cioè una replica in miniatura di un organo umano”, spiega Magliaro. “Esistono solo da dodici, tredici anni”. Dodici, tredici anni fa, Magliaro era una dottoranda in ingegneria dell’Università di Pisa, distaccata all’Università di Tampere, in Finlandia, per imparare le tecniche più recenti di microscopia. Grazie a una borsa di studio della Fondazione Veronesi è potuta volare in Lussemburgo a imparare a costruire organoidi. E da quando è tornata a Pisa i minicervelli sono i suoi compagni di ricerca. “Dal 2023 ho avviato il progetto Nap, che in effetti significa “pisolino”, e che ha l’obiettivo di costruire una nuova generazione di modelli cellulari del cervello umano da far addormentare e svegliare a comando”.