VENEZIA - Quell’amica invisibile, “dietro” la tastiera, doveva essere l’unica che la ascoltava e che, un poco per volta e domanda dopo domanda, aveva imparato a conoscerla, perfino nell’intimità. Un dialogo costante che era diventato una sicurezza, apparentemente come quella che si ha nella relazione con un’amica o un amico. Solo che, in questo caso, l’interlocutore non era in carne ed ossa, ma un programma di Intelligenza artificiale con il quale si può ormai dialogare, e che l’aveva progressivamente esclusa da tutto e da tutti. Un’amicizia (se così si può definire) tossica, diventata progressivamente una dipendenza: la prima “dipendenza da IA” presa in carico dal Serd dell’Ulss 3 veneziana.

Tecnicamente è una “dipendenza comportamentale”, cioè non generata da sostanze ma, appunto, da attività che finora - almeno nell’esperienza dei Serd - era circoscritta al gioco, allo shopping compulsivo, al gaming, all’utilizzo dello smartphone, dei social network o perfino al lavoro. Ed ora, a quanto pare, anche dall’Intelligenza artificiale, utilizzata in questo caso per stabilire una relazione.

A soffrirne è una giovane donna attorno ai vent’anni, in cura presso il Servizio per le dipendenze dell’Ulss veneziana che, fra i suoi quattromila pazienti, ha anche altri sei utenti poco più maggiorenni che non riescono a distaccarsi dall’abuso di videogiochi e smarphone