C’era da aspettarselo. Il primo caso di dipendenza dall’intelligenza artificiale in Italia è diventato realtà. Riguarda una ragazza di circa vent’anni, presa in carico dal Servizio per le dipendenze (Serd) dell'azienda sanitaria Ulss 3 Serenissima di Venezia. Un disturbo che rientra nella categoria delle dipendenze comportamentali con caratteristiche ossessive e compulsive, di cui fanno parte anche social network, gaming, internet, così come gioco d'azzardo e shopping incontrollato.
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Dinamiche comuni
Tra i meccanismi ricorrenti del fenomeno, si annoverano bisogno crescente di restare connessi, difficoltà a interrompere le conversazioni online, tentativi falliti di ridurre l’uso dei chatbot e ricadute nei momenti di fragilità.
A ciò si aggiungono senso di colpa, irritabilità quando si è lontani dallo schermo, consapevolezza di avere oltrepassato i limiti senza, tuttavia, riuscire a fermarsi. Nei casi più gravi, l’interazione con il sistema finisce per incidere negativamente su qualità della vita, relazioni personali, rendimento scolastico o lavorativo, proprio come può avvenire con droghe o alcol.






