C’è una luce in fondo al tunnel e arriva dal riassetto delle giovanili e dalle selezioni Under della Nazionale. È un cambiamento già in atto grazie a due situazioni convergenti: i club esteri che stanno investendo sui giovani italiani eli stanno formando secondo i dettami del calcio internazionale e il buon lavoro federale sulle Under. La semina c’è stata ed è in corso e sta per produrre il primo raccolto. Per raccogliere, tuttavia, serviranno persone disposte a sacrificare la gloria personale per trasformare i giovani talenti in giocatori da prima squadra.
È l’ultimo passaggio che ci manca, se è vero che a livello giovanile siamo già al passo con le migliori Nazionali del mondo. E non parliamo di risultati, che pure arrivano, perché non saremmo coerenti con la richiesta di ignorarli anche per la Nazionale maggiore.
Parliamo di stile di gioco che nelle Under è già di stampo europeo a livello tattico, fisico, di idee, di intensità e di gestione, dato che lì si riescono a valorizzare gli italiani di seconda generazione che, per i soliti limiti burocratici, in Nazionale maggiore arrivano tardi o, alle volte, mai.
Gli azzurrini che si stanno affacceranno al calcio dei grandi in questi mesi hanno caratteristiche profondamente diverse rispetto ai “trecinqueduisti” (li definiremo così, i calciatori compromessi dal virus del 3-5-2 speculativo che ha invaso il nostro calcio). I difensori sono predisposti al duello individuale, i centrocampisti abituati a giocare sotto pressione, gli attaccanti a dare profondità. E, soprattutto, esistono ali e trequartisti tecnici, figure che nelle due generazioni italiane “in corso” sono praticamente estinte.














