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Ultimo aggiornamento: 13:16

di Stefano Borioni*

Per la terza volta l’Italia resta fuori dai mondiali. La sconfitta, però, al di là dell’amarezza, apre una riflessione che va oltre il risultato: ci parla di come, a volte, pur avendo grandi obiettivi, finiamo per impantanarci. Ci parla dello stallo, di qualcosa che non riguarda solo il risultato ma può essere letto con maggiore profondità, alla luce dei processi che lo precedono.

Quando un Paese smette d’investire nei vivai perde non solo risorse e competenze, ma anche i legami tra le generazioni. I giovani smettono di essere percepiti come apprendisti, risorse, futuro, e diventano strumenti o schermi su cui gli adulti proiettano ansie, frustrazioni, parti non riconosciute di loro stessi. Chi parla più di loro che con loro li descrive spesso come svogliati, incostanti, distratti dai cellulari. Ma è la realtà? O stiamo banalizzando un processo relazionale più complesso?