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Ultimo aggiornamento: 8:05
La notte più buia, a volte, è quella che precede una rifondazione. Non una semplice ripartenza, ma qualcosa di più profondo, quasi radicale. Dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, l’Italia del calcio si ritrova davanti a uno specchio impietoso: tre fallimenti che pesano come macigni e una sensazione diffusa, dolorosa, che nulla sia stato davvero appreso. La sconfitta contro la Bosnia è solo l’ultimo capitolo di una storia che chiede di essere riscritta da capo. E allora sì, questa volta dovrà essere davvero una rivoluzione. Giovane, inevitabile, forse persino brutale nelle sue scelte. Perché questa volta non si potrà più rimandare. L’Italia che affronterà la Nations League tra settembre e novembre di quest’anno dovrà avere un volto completamente diverso: via le certezze logore, dentro l’energia contagiosa dei ventenni. Non è solo una questione anagrafica, ma mentale. I trentenni di oggi rappresentano non solo un ciclo che si è esaurito, ma che si è definitivamente logorato: è il peso invisibile dei fallimenti accumulati.
La nuova Nazionale italiana, invece, dovrà nascere leggera, quasi inconsapevole, con negli occhi la voglia di imporsi, non certo paura e vergogna. Uno dei simboli di questa rivoluzione nel segno della “Gen Z” è Pio Esposito. Classe 2005, che quando Fabio Cannavaro alzava la Coppa del Mondo a Berlino lui muoveva appena i primi passi. Oggi è già un punto fermo dell’Inter, ha conosciuto la delusione di un rigore sbagliato e di una qualificazione mancata, ma avrà di sicuro tempo per rifarsi: se l’Italia non parteciperà al prossimo Mondiale non è certo colpa sua. Accanto a lui, crescerà un gruppo che non porta cicatrici: solo ambizione.









