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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 1:12

Ora c’è solo l’abisso. La terza bocciatura di fila dell’Italia al mondiale, superata nella finale playoff ai rigori dalla Bosnia, dopo una partita giocata in dieci dal 42’ del primo tempo per la scellerata espulsione di Bastoni, è l’ultimo scempio di dodici anni devastanti per il nostro calcio. Lo stesso film di questa partita, con gli azzurri passati al 15’ con Kean e raggiunti al 79’ da Tabakovic, dopo aver divorato nella ripresa tre occasioni con Kean, Esposito e Dimarco, racconta molto di quello che siamo. Anche nei tempi supplementari, c’è stata la possibilità di trovare il 2-1, con l’allungo di Palestra abbattuto poco prima dell’ingresso in area da Muharemovic. Fa discutere e si discuterà sulla scelta dell’arbitro Turpin di limitarsi al cartellino giallo e non sventolare, invece, quello rosso. Giusto o sbagliato, di fronte al disastro è quasi ridicolo parlare di questi episodi. In USA, Canada e Messico vanno Capo Verde e Curacao. Noi invece davanti la tv. Con patatine e pop corn.

La verità è che siamo fuori dal mondiale e mai nessuna nazionale con almeno un titolo iridato in bacheca era rimasta a casa per tre volte di fila. Non andiamo al mondiale, ma facciamo ridere il mondo. Dispiace per i giocatori, che hanno dato tutto, anche nei loro errori: sono i meno colpevoli. I responsabili stanno in alto. Hanno occupato le poltrone con l’aria dei conquistatori e si sono assegnati stipendi strapagati. E non parliamo solo della Figc di Gabriele Gravina: questa sconfitta stronca anche la Lega di A, altra grande responsabile del disastro. L’unico elemento che li distingue, in mancanza di qualsiasi qualità, è l’arroganza. Si sono preoccupati soprattutto dei bilanci, ma ora, anche sui conti, questa eliminazione produrrà danni pesanti, con i mancati introiti legati al mondiale la rimodulazione dei contratti pubblicitari al ribasso, come da accordi. Paghiamo anche gli errori di due allenatori che si sono dimostrati inadeguati nei momenti decisivi: Spalletti nella gara numero uno in casa della Norvegia, Gattuso in questa sfida in Bosnia, dove ha confermato all’inizio la squadra che aveva giocato male a Bergamo nella semifinale contro l’Irlanda del Nord e ha gestito in modo discutibile e tardivo i cambi. Alla fine, hanno tutti sperato nei miracoli di Donnarumma nella lotteria dei rigori, ma la magia della finale europea di Wembley non si è ripetuta.