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26 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:05

Prima l’Irlanda del Nord, poi eventualmente la finale in Galles o Bosnia. Dopo l’assenza a Russia 2018 e Qatar 2022, è davvero l’ultima chiamata per la nazionale: da queste due partite passa non solo la partecipazione ai Mondiali ma il presente e il futuro dell’intero movimento. Proprio per questo, non qualificarci è la cosa migliore che possa capitare al calcio italiano, e che tutti i tifosi dovrebbero augurarsi.

È una provocazione fino a un certo punto. Innanzitutto per una mera questione d’amor proprio, per non farci umiliare ancora sul campo: due anni fa agli Europei abbiamo rimediato una tale figura barbina che quasi era meglio non presentarci proprio. Passiamo oltre. Mettiamo che l’Italia stavolta ce la faccia, batta l’Irlanda del Nord a Bergamo e poi Galles o Bosnia in finale, nazionali di terza o quarta fascia che oggi ci fanno paura. Missione compiuta, andremo negli Stati Uniti. Ma poi? Avremo nascosto la polvere sotto al tappeto di due vittorie insignificanti e un traguardo – la qualificazione al Mondiale – che non è nemmeno un obiettivo, per quanto dovrebbe essere scontato. E proseguiremo sul viale del declino ineluttabile del movimento.