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23 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:46
Mettiamo da parte (ma fino a un certo punto) il campionato: è la settimana decisiva per il pallone italiano. Quella della semifinale contro l’Irlanda del Nord e – speriamo – della finale in Galles o Bonia: gli spareggi mondiali che decideranno se mancheremo la terza Coppa del mondo di fila sono le partite della vita per il nostro calcio. E ce le giochiamo con l’“ItalInter”: con tutto il rispetto parlando per i vari Bastoni, Barella, Dimarco, una nazionale di perdenti.
In nazionale sono sempre esistiti i “blocchi”, gruppi di giocatori dello stesso club che arrivano in azzurro facendone le fortune, nel bene o nel male. Il periodo recente, forse il peggiore della storia della nazionale, coincide col blocco Inter: una constatazione che non vuol dire accollare interamente ai nerazzurri la crisi del movimento. Nel 2018, per fare un esempio, c’erano ancora le cariatidi dell’ItalJuve (i vari Buffon, Bonucci, Chiellini, ecc.) e le cose non andarono meglio. Tra i convocati, 23 su 28 provengono da altre squadre e sono uno più mediocre dell’altro. È indubbio però che l’ossatura sia formata dalla squadra egemone in Serie A nell’ultimo lustro, che ne determina le caratteristiche, lo spirito, persino il modulo: è fisiologico per certi versi che sia così (Spalletti agli ultimi Europei provò a fare di testa sua, mettendo tutti fuori ruolo, e si è visto il risultato), però significa anche affidarsi completamente a questo blocco.












