Italia fuori dai Mondiali, la disperazione di Pio Esposito
Prima cosa, via Gravina. Subito, questa mattina, che fa pure rima. Ricordiamo ancora una delle tante frasi infelici del presidente della Federcalcio: “Se non ci sono più io che cosa cambia”?. Non si sa ancora, cosa cambia. Si sa che lui non ci ha capito nulla.
Prima cosa via Gravina. Seconda, al suo posto uno che sa di calcio, che ha dimostrato di saperci fare come dirigente e che ha una storia gloriosa con la Nazionale (126 partite, 7 gol): Paolo Maldini. Quel che serve è una cesura netta, una mezza rivoluzione a Coverciano e dentro i nostri campionati, di Serie A ma anche di Serie B, che stanno diventando tornei di periferia. Tornei in cui si gioca al rallentatore, in cui si vedono solo passaggetti all’indietro o per vie orizzontali, si sprecano giornate ad analizzare il tocchetto di mano rilevato o meno dal Var senza accorgersi che un movimento fino a pochi anni fa glorioso sprofonda nell’anonimato. Insomma, va presa coscienza di cosa è successo e del motivo per cui anche la Bosnia ci può dominare così: tre Mondiali di fila falliti per una nazione che parla di calcio sette giorni su sette e conta 60 milioni di persone è un dato sconcertante. E va presa coscienza anche che l’Europeo vinto è stata una magnifica ma estemporanea eccezione.










