Tra otto giorni, la Nazionale di calcio cercherà di non restare fuori dal terzo mondiale consecutivo, ma un po’ fuori dal mondo lo è già. Esprime un sistema immobile, privo di talenti e della capacità di immaginarli, di crearli. Però la vecchia Figc può imparare da molte altre federazioni: un diverso sport di vertice, e di base, è possibile. Se sono nati fuoriclasse come Sinner, Egonu o Tamberi, a fare la differenza è il sistema che li ha prodotti. Il calcio ha poco più di un milione di tesserati, come quando alzava la Coppa a Berlino vent’anni fa, mentre il tennis nel frattempo li ha quintuplicati. Si è annesso il padel, e attorno ci ha costruito un universo: a rete abbiamo il numero 2 e il numero 5 del mondo, e quattro dei primi 20. Nulla accade per caso.

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La nostra pallavolo è campione del mondo con le donne e gli uomini, Velasco ha vinto anche i Giochi, la medaglia che gli mancava. A ogni Olimpiade e Paralimpiade estiva o invernale è record di medaglie, nel rugby abbiamo appena battuto gli inglesi, nel baseball gli americani a casa loro: se i risultati aiutano il movimento, è il movimento a produrre risultati.

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