Il dolore è una delle dimensioni più rilevanti della malattia oncologica, ma oggi può però essere trattato in modo sempre più efficace.
A focalizzare l'attenzione su questo aspetto, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro che si celebra il 4 febbraio, è Flaminia Coluzzi, responsabile del Centro Terapia del Dolore Onco-Ematologia dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma e direttrice della Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative dell'Università Sapienza.
"Il dolore non è un semplice sintomo del tumore: è spesso una vera e propria malattia nella malattia. Cambia la vita delle persone, ne mina l'autonomia, il sonno, le relazioni. E sono ancora troppe le persone che credono di dover sopportare in silenzio, perché inevitabile. Oggi sappiamo invece che non deve più essere accettato come inevitabile, perché sono stati fatti grandi progressi nelle conoscenze e nelle possibilità terapeutiche", spiega Coluzzi. La storia naturale della malattia oncologica, sottolinea, "è cambiata e il futuro di un paziente che accede alla terapia del dolore oncologico può essere molto lungo e possibilmente esitare nella guarigione. Il dolore oncologico, infatti, non è legato solo alla presenza di metastasi. Sempre più pazienti sviluppano forme di dolore cronico dopo chemioterapia, interventi chirurgici o radioterapia. Sono dolori di tipo neuropatico, con bruciore, scosse elettriche, formicolii. Questo accade perché le terapie possono danneggiare le strutture nervose e innescare un processo chiamato neuroinfiammazione".











