Ogni anno, la terza domenica di maggio, viene celebrata la Giornata nazionale del malato oncologico, evento promosso dalla Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e dalle associazioni federate. Un’occasione per fare il bilancio della condizione di malati ed ex malati oncologici, che purtroppo però, come denuncia il 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi a Roma, è gravata da ritardi e inadempienze che impediscono a pazienti e sopravvissuti a una diagnosi di tumore di essere davvero tutelati. A mancare non solo tanto le misure, quanto una chiara volontà attuativa, dichiarano gli esperti.
Tumori: una sfida clinica e sociale
“Il cancro non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver – ha ricordato Elisabetta Iannelli, Segretario Favo - Nonostante le tutele assicurate dal Servizio Sanitario Nazionale, la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili. Risparmi familiari vengono spesso erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l’assistenza domiciliare non rimborsata. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno, grazie a strumenti ancora poco conosciuti: rimborso dell’assistenza domiciliare, babysitting, consegna dei farmaci a domicilio, supporto psicologico, coperture sanitarie integrative anche estese ai familiari, rientro graduale al lavoro e accomodamenti ragionevoli. Misure che prevengono l’impoverimento, proteggono la continuità lavorativa e sostengono anche il caregiver, spesso schiacciato tra cura e reddito. Il welfare aziendale può rendere più sostenibile la vita quotidiana attorno alla cura e già esistono nel nostro Paese esempi virtuosi. Come Favo, riteniamo necessario promuovere modelli di assistenza sui luoghi di lavoro realmente inclusivi. Serve però un impegno congiunto anche da parte di imprese, Istituzioni e terzo settore per promuovere un welfare realmente inclusivo, capace di trasformare i luoghi di lavoro in ambienti che sostengono la cura”.






