Tre virgola sette milioni di italiani hanno avuto un tumore, il 6,2% dell’intera popolazione, cioè un connazionale su 16. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro può ritenersi guarito essendo tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale. Merito dei molti progressi fatti sul fronte della diagnosi precoce e delle terapie: se, infatti, il numero di nuovi casi annui (circa 390mila) è pressoché stabile da tempo, a diminuire è la mortalità (con le guarigioni in crescita). Anche per i tumori metastatici, dove l'arrivo di numerosi nuovi medicinali ha permesso di «cronicizzare» il cancro e allungare, anche di molti anni, la vita delle persone. Ne sono un esempio le neoplasie di seno, prostata, polmone, colon, melanoma cutaneo o rene con un numero crescente di pazienti che oggi vivono a lungo per avendo una neoplasia metastatica. «I molti progressi fatti, però, sono messi in discussione dalle liste d'attesa sempre più lunghe, dal carente funzionamento di tante Reti oncologiche regionali, da problemi burocratici e amministrativi che si ripercuotono sui malati e sulle loro famiglie - dice Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) -. Il Servizio sanitario nazionale sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia. È a rischio il principio di universalismo (cardine del modello pubblico) e a farne le spese sono soprattutto i pazienti più fragili e familiari che, sempre più spesso, devono pagare di tasca propria e finiscono per impoverirsi». A fotografare le molte ombre che minacciano la possibilità che tutti i cittadini siano curati al meglio dal sistema sanitario sull'intero territorio nazionale è il Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici 2025, presentato il 15 maggio alla Camera dei Deputati a Roma nell’ambito della Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da Favo. «Il Rapporto è frutto del lavoro dell'intera comunità oncologica italiana e della collaborazione fra associazioni pazienti, società scientifiche e Istituzioni - aggiunge De Lorenzo -. Lo scopo è anche avanzare proposte credibili e concrete per porre rimedio alle “ombre” evidenziate».
Liste d'attesa per i malati di tumore troppo lunghe: le Reti regionali (dove esistono) sono la soluzione
Il 15 maggio, Giornata nazionale del malato oncologico, viene presentato il rapporto della Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo). Indice di fuga più alto al Sud, dove le Reti esistono solo sulla carta






