Perché le reti oncologiche regionali possano funzionare al meglio, mancano ancora 4 passaggi chiave. E a chiederli oggi, nella Giornata nazionale del malato oncologico, sono i pazienti. Quattro punti racchiusi nel 17° Rapporto Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia): primo, la nomina e l’inizio dell’attività del Coordinamento generale delle Reti Oncologiche (Cro), come previsto dall’Intesa Stato-Regioni relativa al Piano oncologico nazionale (Pon) del 26 gennaio 2023; secondo, la definizione e la disponibilità delle risorse necessarie per lo sviluppo e l’attività delle Reti Oncologiche; terzo, la condivisione di “una cultura e di una politica di Rete”, che si esplichi negli atti amministrativi e nella programmazione regionale; quarto, la messa in pratica effettiva della partecipazione delle associazioni dei pazienti (come sancito dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207), secondo il modello delineato da Favo insieme ad Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).

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Le difficoltà da superare

In questo - sottolinea la Favo - la legge di Bilancio 2025 ha segnato una rivoluzione epocale: i pazienti potranno finalmente partecipare ai principali processi decisionali in materia di salute, ed anche alle fasi di consultazione della Commissione scientifica ed economica dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Ma esistono ancora disomogeneità tra le Regioni e non tutte le Reti Oncologiche presentano lo stesso livello di coinvolgimento delle associazioni, anche per difficoltà burocratiche che escludono di fatto la partecipazione delle associazioni più piccole.