Il grande paradosso delle cure oncologiche in Italia è che il Servizio sanitario nazionale non è più in grado di far fronte alle conseguenze del proprio successo. Nel 2024 le nuove diagnosi di cancro, sottolinea l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), sono stimate in circa 390.100 casi. E i registri tumori indicano che c’è un costante aumento della prevalenza, cioè del numero di persone che vivono dopo la diagnosi, a oggi poco meno di 4 milioni. Eppure tra il 2012 e il 2022 a un aumento del 36% della prevalenza del cancro ha fatto da contraltare una riduzione dei posti letto in oncologia del 26%.

Sulla base dei dati ricavati dai registri tumori, il 17° Rapporto Favo sulla condizione assistenziale dei malati oncologici fa il punto sul trend della prevalenza. Nel 2010 erano 2,6 milioni gli italiani che vivevano dopo una diagnosi di tumore. Questo numero è aumentato fino a 3,5 milioni nel 2020, 3,7 milioni nel 2025 e sarà 4 milioni nel 2030, pari a quasi il 7% della popolazione italiana. Da sottolineare che nel 2010 le persone vive oltre dieci anni dopo la diagnosi erano circa la metà (939mila) di coloro che avevano avuto una diagnosi da meno di dieci anni (1,7 milioni), mentre nel 2030 si prevede saranno oltre 2 milioni, più di quanti hanno avuto una diagnosi da meno di dieci anni.