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25 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:05

Quando è nata, appena 50 anni fa, la psiconcologia si occupava principalmente di affrontare con il paziente la fine della vita. Di fronte al cancro, il “male” di cui non si poteva neanche pronunciare il nome, il lavoro dello psicologo specializzato nell’assistenza a chi è affetto da malattie oncologiche era strettamente correlato all’idea della morte. Negli ultimi decenni, però, la ricerca ha decisamente migliorato la prognosi di molti tumori. Ora lo psiconcologo affianca il paziente – ma anche i suoi cari e persino gli operatori sanitari che lo hanno in cura – in tutte le fasi. Dalla prevenzione alla diagnosi, passando per la fatica delle terapie o la preoccupazione di dover subire un intervento, fino alla cronicizzazione della malattia. Ma la coperta della sanità pubblica italiana, affetta da anni di sottofinanziamento, è corta, ed è difficile arrivare ovunque con questo tipo di assistenza psicologica. Nonostante alcuni passi avanti fatti in ordine sparso dalle Regioni, lo psiconcologo è considerato ancora una figura accessoria. Solo il 20% delle strutture – principalmente i grandi centri specialistici – dispone di professionisti formati per affrontare il disagio mentale determinato dal cancro.