Settembre è da sempre sinonimo di nuove partenze. Ma per qualcuno può significare anche solitudine. «Ricevere una diagnosi di malattia oncoematologica pone il paziente in una condizione di vulnerabilità legata al fatto di avere o di temere di avere una patologia che mette a rischio la propria vita - spiega Claudio Cartoni, dirigente medico ematologo del Policlinico Umberto I - È una sfida emotiva per la persona: si viene catapultati in una nuova realtà che ribalta completamente i progetti e le aspettative sul futuro».
Oltretutto, molti studi confermano che la solitudine ha un impatto negativo sul successo della terapia al pari del fumo e dell’adozione di uno stile di vita sbagliato. La comunicazione medico-paziente e l'adozione di un approccio integrato nella gestione delle malattie del sangue diventano pertanto strumenti di importanza vitale.
Per questo motivo, nel mese dedicato alla sensibilizzazione sui tumori ematologici, l'Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma (Ail) lancia la campagna "Insieme, si cura: la giusta comunicazione e l’approccio integrato in ematologia", al fine di valorizzare la relazione umana e professionale tra medico e paziente e il lavoro sinergico di un'équipe multidisciplinare, promuovendo un modello assistenziale che ponga la persona al centro.







