Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:55
Dopo la diagnosi di tumore della mammella, e lo stesso vale per ogni malattia neoplastica, il sentiero da intraprendere è spesso lungo e tortuoso e necessita il reclutamento di un armamentario ben fornito di virtù: resilienza, coraggio, caparbietà, e così potrei continuare per molto ancora, non solo da parte della paziente, ma di tutte le persone che la circondano.
Vi sarà capitato sicuramente di ascoltare le parole di qualche esperto o carpire dalla lettura di qualche articolo che il paziente oncologico è un paziente fragile. La fragilità oncologica non riguarda soltanto il corpo del paziente, ma investe l’intera dimensione della sua esistenza. La malattia oncologica rappresenta infatti una frattura improvvisa nella continuità della vita: ciò che era noto e familiare diventa incerto, e ogni gesto quotidiano viene filtrato attraverso la consapevolezza della malattia.
Dal punto di vista fisico, la fragilità si manifesta nella vulnerabilità del corpo, sottoposto agli effetti della malattia e delle terapie: stanchezza, perdita di forze, alterazioni dell’immagine corporea. Esiste poi una fragilità relazionale: la malattia modifica i ruoli all’interno della famiglia, costringe a ridefinire le priorità, talvolta incrina la comunicazione con i propri cari.







