La prima reazione di fronte alla parola cancro era stata di incredulità. Non poteva essere vero: il giorno prima aveva corso 18 chilometri, si sentiva benissimo, stava per partecipare alla mezza maratona di Roma. Dopo lo scetticismo è arrivata la rabbia. Liliana Porcelli, classe ‘77, aveva perso sua mamma per un tumore quando aveva solo 10 anni, e no, non accettava che quella parola, quel dolore, si presentassero di nuovo nella sua vita. Non era possibile che fosse capitato anche a lei, mamma a sua volta di due ragazzi, giovane e in forze, che tutto si sentiva tranne che malata.

Accettare l’idea del cancro

Poi arrivò il giorno della prima chemio: “Mentre aspettavo che apparisse il mio numero sul tabellone, guardavo quei corpi e quei volti trasformati - racconta a Salute -. Vedevo tanto dolore, ero terrorizzata, mi chiedevo cosa ci facessi lì. Ma improvvisamente qualcosa è cambiato: ero distesa su un lettino con l’ago in vena e mi sono arresa. Non alla malattia, ma al fatto che avrei dovuto accettarla. Lei c’era, che io lo avessi riconosciuto o meno. Negarla non aveva alcun senso. Ho capito che non avrei potuto cancellare la rabbia, ma potevo prendere tutta quell’energia, tutto quel rancore che si muoveva dentro me, e spostarlo. Magari trasformarlo. Così ho cominciato a pensare che anche da una situazione così brutta poteva nascere qualcosa di positivo”. Quel qualcosa di positivo si è concretizzato, neanche un anno dopo, in un libro: InfluCancer (edito da Piemme edizioni, 134 pp, 2026) il cui ricavato sarà interamente devoluto a Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro.