“Quarantotto ore prima dell’ennesima relazione medica, ogni muscolo del mio corpo si stringe, il respiro si fa corto, il dolore si intensifica e la mia mente vaga in scenari negativi”. Con queste parole Giovanni Allevi ha raccontato sui social l’attesa di un referto, quel tempo sospeso in cui la paura prende forma nel corpo prima ancora che nei numeri. Poi, quasi come un atto di resistenza interiore, la frase che lo aiuta a ritrovare un equilibrio: “Per riprendere il controllo, mi dico: La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo!”.
È il racconto di una fragilità profondamente umana. Ma mentre l’esperienza della malattia si consuma nella dimensione personale, la ricerca lavora su un altro piano, invisibile e fondamentale, per trasformare l’attesa in nuove possibilità di cura.
Mese di sensibilizzazione sul mieloma multiplo: ecco come è cambiata la cura
18 Marzo 2025
Una scoperta che apre nuove strade nel mieloma multiplo






