“Quarantotto ore prima dell’ennesima relazione medica, ogni muscolo del mio corpo si stringe, il respiro si fa corto, il dolore si intensifica e la mia mente vaga in scenari negativi”. Con queste parole Giovanni Allevi ha raccontato sui social l’attesa di un referto, quel tempo sospeso in cui la paura prende forma nel corpo prima ancora che nei numeri. Poi, quasi come un atto di resistenza interiore, la frase che lo aiuta a ritrovare un equilibrio: “Per riprendere il controllo, mi dico: La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo!”.

È il racconto di una fragilità profondamente umana. Ma mentre l’esperienza della malattia si consuma nella dimensione personale, la ricerca lavora su un altro piano, invisibile e fondamentale, per trasformare l’attesa in nuove possibilità di cura.

Mese di sensibilizzazione sul mieloma multiplo: ecco come è cambiata la cura

Una scoperta che apre nuove strade nel mieloma multiplo

Proprio in questi giorni, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Blood porta una notizia importante sul fronte del mieloma multiplo, un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule del midollo osseo. In Italia si stimano circa 6.000 nuove diagnosi ogni anno. Le terapie hanno migliorato la sopravvivenza, ma la malattia resta cronica, segnata da ricadute e da un problema centrale: la progressiva resistenza alle cure. È da questa domanda - perché il mieloma, col tempo, smette di rispondere ai farmaci - che sono partiti i ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE).