Ci sono sintomi che non fanno rumore. Non interrompono una giornata, non obbligano a correre dal medico, non sembrano abbastanza importanti da cambiare l’agenda. Si infilano nella vita normale con discrezione: un gonfiore che ritorna, una digestione più lenta, la stanchezza che non passa, quel senso di sazietà dopo pochi bocconi. Maria Teresa Cafasso li aveva avvertiti. Li aveva messi in fila dentro spiegazioni rassicuranti: sarà lo stress, sarà l’alimentazione, sarà un periodo così. Poi è arrivata la diagnosi di tumore ovarico e quei segnali piccoli hanno assunto un significato diverso.
L’8 maggio, Giornata mondiale sul tumore ovarico, la sua storia diventa un invito a fermarsi su ciò che spesso le donne imparano a sopportare in silenzio. Non per vivere nella paura, ma per riconoscere quando il corpo sta cambiando e chiede ascolto. “Non si trattava di un dolore forte o improvviso, ma di sensazioni persistenti: gonfiore addominale quasi quotidiano, digestione lenta, senso di sazietà precoce anche mangiando poco, e una stanchezza che non riuscivo a spiegare”. Da qui comincia il suo racconto: dalla differenza, sottile ma decisiva, tra un disturbo passeggero e qualcosa che continua.
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