Ogni giorno, in Italia, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico. È come se, ogni mattina, si riempisse una piccola aula scolastica, una sala d’attesa, un vagone della metropolitana: 15 nuove storie che entrano in un percorso complesso, spesso iniziato con sintomi poco riconoscibili e arrivato alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata. In un anno, significa oltre 5.400 nuove diagnosi.
Sono numeri che raccontano una neoplasia meno frequente rispetto ad altri tumori femminili, ma tra le più difficili da intercettare precocemente. Il tumore dell’ovaio, infatti, non dispone oggi di uno screening efficace rivolto alla popolazione generale e può manifestarsi con segnali vaghi e aspecifici, come gonfiore addominale, disturbi digestivi, senso di sazietà precoce o dolore pelvico.
Proprio questa combinazione, diagnosi spesso tardiva, complessità clinica e differenze territoriali nell’accesso alle cure, rende il tumore ovarico una sfida di sanità pubblica. Da qui parte il messaggio lanciato l’8 maggio, in occasione della Giornata Mondiale del Tumore Ovarico, celebrata a Roma con un convegno nell’Auditorium del Ministero della Salute e con iniziative pubbliche in Piazza del Popolo.







