Dolore post-chirurgico, neuropatico da chemio, pelvico. Ma anche nausea e insonnia. Sono solo alcune delle condizioni di cui soffrono le pazienti con tumori del seno e ginecologici. Condizioni che però oggi possono essere gestite da chi si occupa della terapia del dolore in oncologia fin dai primi momenti. Da anni, infatti, si sta combattendo una battaglia concettuale per far sì che le cure palliative vengano integrate ai trattamenti per il cancro già nelle prime fasi. Per esempio attraverso l’uso della cannabis terapeutica. Ma esistono ancora preconcetti e diffidenze, anche per colpa di un “buco” nella letteratura medico-scientifica. Che però si sta cercando di colmare. Ne parliamo con Grazia Armento, oncologa, palliativista e ricercatrice presso il Centro di Cure Palliative e Terapia del Dolore dell’Istituto Europeo (Ieo) di Oncologia di Milano.

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29 Novembre 2024

Dottoressa Armento, esiste ancora il mito secondo cui le cure palliative sono riservate solo alle fasi terminali della malattia?

“Dopo anni stiamo finalmente superando un preconcetto radicato: le cure palliative non sono cure ‘di fine vita’. Fin dagli anni ’70, infatti, sono definite come cure orientate al sollievo dalla sofferenza. Se la sofferenza compare già al momento della diagnosi, perché limitarle alla fase terminale e non integrarle fin dall’inizio del percorso terapeutico? Naturalmente, con obiettivi e intensità differenti. Oggi sappiamo che l’integrazione precoce delle cure palliative non solo migliora la qualità di vita dei pazienti, ma può incidere positivamente anche sugli esiti di malattia, come dimostrano numerosi studi scientifici.