Non è un effetto collaterale ma una condizione clinica importante, capace di influenzare drasticamente sia la sopravvivenza sia la capacità dei pazienti di proseguire i trattamenti. Parliamo del dolore nei malati oncologici: infatti, quasi un paziente su due convive quotidianamente con la sofferenza, mentre il 70% di essi è colpito dal cosiddetto dolore episodico acuto (breakthrough cancer pain), ovvero crisi di dolore improvvise e violentissime che irrompono anche quando la terapia di base sembra sotto controllo. Il dolore è spesso la prima "sentinella" della malattia: nel 40% dei casi, la diagnosi arriva proprio a seguito della comparsa di una sintomatologia dolorosa. Una realtà che non abbandona il paziente nemmeno dopo la guarigione, persistendo nel 30% dei lungo-sopravviventi.
“Sfatiamo il mito che il dolore riguardi solo il fine vita”, dichiara Arturo Cuomo, direttore S.C. Anestesia, rianimazione e terapia antalgica, Istituto Nazionale Tumori di Napoli. “Il dolore episodico acuto impatta sulla qualità di vita al pari, se non di più, del dolore continuo e richiede un approccio dedicato. È centrale il concetto di cure simultanee: trattare i sintomi mentre si cura il tumore, come indicato dal Piano Oncologico Nazionale. Una presa in carico precoce e appropriata significa ridurre la sofferenza, migliorare l’aderenza alle cure oncologiche e contribuire alla sopravvivenza”.






