VENEZIA - «La Shoah non ha nulla a che vedere con quanto accade fra Israele e Palestina. A tirarla dentro sono solo un antisemitismo strumentale e una retorica disonesta. La memoria della Shoah avrebbe dovuto essere un monito contro l’indifferenza e invece si è negata e strumentalizzata a fini ideologici». Nella giornata dedicata alla memoria dell’Olocausto, le parole del presidente della comunità ebraica veneziana, Dario Calimani, sono risuonate ieri con forza durante la cerimonia cittadina al Teatro La Fenice, cui ha preso parte anche il sindaco Luigi Brugnaro. Il concetto ribadito più volte è stato quello della «mancanza di una narrazione plurale» sui recenti fatti sanguinosi in Medio Oriente.

«Non si chiede di zittire voci e opinioni; nessuno chiede censura sull’autonomia didattica, ma di presentare i fatti e la complessità storica con onestà». La mancanza di controcanto, per Calimani rappresenta un atto «di silenziamento che rischia di innescare negli studenti un’empatia non mediata, priva di quello spirito critico che sarebbe proprio di un contesto educativo». Il riferimento è alle iniziative portate avanti sui fatti di Gaza: dai «corsi di aggiornamento per docenti» fino a «interi cicli seminariali di attività educative» in alcuni licei, sia veneziani che patavini. Il tutto «senza un contraddittorio e con tanto di attestato di frequenza. Se qualcuno vuole proporre una narrazione diversa, deve farlo altrove, sotto scorta. Dell’argomento Palestina si può parlare solo in un senso, la controparte non la si deve ascoltare».