Spiace dover mettere nero su bianco verità tanto evidenti quanto dolorose e negate. Oggi, Giorno della Memoria, sentiremo discorsi ispirati e commossi sull’Olocausto dei primi anni Quaranta del secolo scorso. Ma a versare lacrime saranno in larga misura gli stessi che fino a ieri, tra Israele e Hamas, non sapevano cosa e chi scegliere; gli stessi che hanno vomitato odio nei mesi scorsi contro gli ebrei e contro chiunque osasse difenderli; gli stessi che non hanno avuto alcuna esitazione nemmeno nel fiancheggiare qui in Italia l’ala più ambigua e compromessa del movimento ProPal. E allora è più che mai venuto il momento di chiamare le cose con il loro nome. A sinistra avevano costruito per anni una prigione linguistica e mentale, certi di potervi rinchiudere i loro avversari: erano sicuri - secondo i loro schemi - che un eventuale pericolo antisemita non potesse che provenire da destra. E invece si è manifestato con tutt’altra matrice: rendendo tragicamente ridicole le formulette sul «razzismo delle destre».