Roma, 27 gen. (askanews) – Il solo ricordo, seppur sincero e doveroso, la condanna di quanto accaduto non bastano, anzi sarebbe un “errore”, un’occasione mancata, confinare la tragedia della Shoah nei libri di storia o nella riflessione storica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebra al Quirinale il Giorno della Memoria, ascoltando, tra le altre, la testimonianza, forte e dolorosa, della senatrice Liliana Segre a cui rinnova la “riconoscenza” della Repubblica davanti agli attacchi, “volgari e imbecilli”, che ancora le vengono rivolti, anche sulla situazione in Palestina (e lei tiene il punto: “Non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria”). Poi pronuncia, davanti alla premier, ai presidenti delle Camere e a mezzo governo, ai rappresentanti della Comunità ebraica, un discorso in cui tiene insieme passato e presente. Perchè è, purtroppo, ancora questione attuale e di fronte ai rigurgiti antisemiti che percorrono l’Europa anche il Parlamento italiano si è mosso: oggi la commissione Affari Costituzionali del Senato ha adottato a maggioranza, con il voto favorevole di Italia Viva e contrario di Pd, M5s e Avs, il testo base sul ddl antisemitismo.

Non è solo storia, non è solo ricordo, dunque, il Giorno della Memoria nella riflessione del Capo dello Stato. Per almeno due ragioni. La prima è che la Repubblica italiana e la sua Costituzione “sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà” e per questo “nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale” e “per coloro che predicano la violenza” e la discriminazione. La seconda è che la grande e rovinosa “menzogna” – il cui “frutto velenoso” è stato lo sterminio di sei milioni di ebrei -, la menzogna, che si possa fare una graduatoria tra gli uomini, una classificazione “superiorità e inferiorità”, è circolata tra i totalitarismi del Novecento e ancora circola tra i despoti.