Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 11:25

Il rilascio di Alberto Trentini e Mario Burlò, reclusi a fine 2024 nel penitenziario di El Rodeo I e liberati nelle scorse ore a Caracas, si inserisce nell’ambito delle maxi-scarcerazioni annunciate al presidente dell’assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad Interim Delcy Rodríguez con la “finalità di pacificare il Paese” e ricucire di un trentennio di scontro politico che ha raggiunto il suo apice con l’operazione militare statunitense del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro.

Le liberazioni, rivendicate come una “scelta unilaterale” dalle autorità venezuelane, sono in realtà il frutto di una lunga trattativa tra i fratelli Rodríguez, ora al potere, e gli Stati Uniti, a cui hanno preso parte l’ex-premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, Brasile, Colombia, Messico e Qatar. Fonti vicine al dossier confermano a Ilfattoquotidiano.it che i colloqui risalgono a metà ottobre, ma le parti sarebbero entrate in contatto già nel 2024. Una volta raggiunto l’accordo, l’amministrazione Trump ha eseguito una ricognizione dei prigionieri politici e ostaggi, molti ancora in sparizione forzata, di concerto con l’ong “Justicia, Encuentro y Perdón“, che conta più di mille detenuti nel Paese sudamericano. La policy dei rilasci, ostacolata dal ministro dell’Interno Diosdado Cabello, è in continuità con le 88 liberazioni avvenute a Capodanno e le 99 di Natale, di cui le autorità italiane sono venute a conoscenza fuori tempo massimo.