«Alberto sta bene, fisicamente è a posto. Ai suoi genitori direi di non perdere la speranza: se ce l’ho fatta io ce la farà anche lui». A parlare è un ex detenuto svizzero che con Alberto Trentini ha condiviso il carcere di El Rodeo I, a 30 chilometri da Caracas. L’intervista, rilasciata ad Avvenire, è una nuova piccola breccia nel muro del silenzio che ha inghiottito quasi otto mesi fa il cooperante veneziano: da un lato conferma che Alberto è vivo, dopo quell’unica telefonata concessa alla famiglia a metà maggio; dall’altro irrompe l’angoscia di saperlo rinchiuso in un posto che viola i diritti umani.