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23 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:21
“È troppo dura da raccontare. Non lo capirete mai. Preferisco non parlarne”. Poche parole, scandite con dolore, quelle di Camilo Castro, il 41enne francese rilasciato lo scorso 15 novembre, anniversario di prigionia di Alberto Trentini, dal maxi-carcere El Rodeo I, dove si trova anche l’operatore umanitario di Lido Venezia. Ora è libero, ma una parte di sé è rimasta dietro le sbarre, con gli altri detenuti, compreso Trentini, che è stato il suo vicino di cella.
Lo si può notare al rientro all’aeroporto di Orly, visibilmente commosso, mentre evocava i valori dell’Illuminismo e della Repubblica francese – libertà, fraternità, uguaglianza –, evitando accuratamente di rispondere ai media presenti. “Non vuole dire niente che metta a repentaglio la vita di coloro che sono rimasti lì. Desidera invece lottare, anche nel silenzio, affinché tutti possano ottenere la liberazione”, dice Yves Gilbert, patrigno di Camilo, a Ilfattoquotidiano.it.






