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27 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:04

Prima e dopo l’anniversario di prigionia di Alberto Trentini nel maxi-carcere de El Rodeo I, il governo venezuelano ha rilasciato una decina di detenuti, tra cui il suo vicino di cella, il francese Camilo Castro, e l’ex-presidente di Fedecamaras – la Confindustria di Caracas – Noél Alvarez. È la quinta ondata di scarcerazioni, nel giro di un anno, ma il cooperante del Lido di Venezia non viene liberato, nonostante quello che appariva come un recente riavvicinamento tra Roma e Caracas. “Non perdiamoci in questioni di contorno, qui il problema di fondo è politico: lotte e divisioni interne impediscono il rilascio di Trentini, perché in tanti vorrebbero intestare a sé stessi l’eventuale il risultato”, è il commento lapidario di uno dei negoziatori, che denuncia a Ilfattoquotidiano.it i passi indietro dell’Italia nelle trattative con il Venezuela. “Trentini non può tornare a casa se Roma e Caracas non si parlano, perché nulla si sostituisce al rapporto tra gli Stati, men che meno eventuali trattative a latere”.

Nello stesso tempo i vertici di Palazzo Chigi agiscono come se dovessero chiedere il permesso a Paesi terzi, come gli Stati Uniti, rinunciando di default a ogni sorta di interlocuzione con la controparte. “Già da anni le comunicazioni con Caracas vengono lasciate in mano a Madrid e Lisbona. Persino la sinistra italiana è colta da una strana sorta di timidezza, mentre l’opposizione venezuelana si è molto radicalizzata negli ultimi anni”, ha sottolineato l’interlocutore a Ilfatto.it.