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15 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:53
Un anno dietro le sbarre in Venezuela, senza nessuna accusa formale. Con pochissimi contatti con la famiglia e con le rappresentanze diplomatiche italiane. Da un anno Alberto Trentini, cooperante italiano di Venezia, è ostaggio del governo di Caracas e ora detenuto nel carcere El Rodeo I di Caracas. Era stato arrestato il 15 novembre 2024 nella località di Guasdualito, mentre lavorava per l’ong Humanity & Inclusion. In Italia sono state tante le iniziative della società civile per ricordare la sua detenzione e riportarlo a casa, mentre si susseguivano attese disilluse, negoziati in stallo e un interesse tardivo del governo italiano per intercedere a favore della sua liberazione.
Palazzo Chigi per mesi ha temporeggiato, ignorando l’urgenza della situazione e i ripetuti appelli della madre di Alberto, Armanda Colusso, finché ha capito che l’immobilismo avrebbe soltanto allungato la prigionia e comportato rischi per la salute dell’operatore umanitario e dei familiari, che lo aspettano. Lo Stato ha reagito – certo in ritardo, talvolta disorientato – ma ha predisposto le condizioni affinché Trentini venisse rilasciato, ricevendo un paio di volte i diplomatici di Caracas. Loro hanno sfilato spavaldi durante la cerimonia di canonizzazione dei santi venezuelani, José Gregorio Hernández e Carmen Rendiles, nonostante le sanzioni Ue e il mancato riconoscimento italiano al governo di Nicolás Maduro.










