Il rientro a Roma e poi l'immediato trasferimento nella sua Venezia.
E' questa la road map che attende molto probabilmente Alberto Trentini, il cooperante liberato dopo 423 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza di El Rodeo. "Lo vogliamo riportare subito a casa", afferma chi è accanto ai familiari in queste ore. Segno che al momento non è previsto che il cooperante, una volta atterrato, venga ascoltato dagli inquirenti su mandato dell'ufficio giudiziario di Roma. A piazzale Clodio, in base a quanto riferiscono fonti qualificate, non ci sono procedimenti aperti sulla vicenda del 46enne anche se i genitori, per bocca della loro legale, l'avvocata Alessandra Ballerini, annunciano che "verrà il tempo per raccontare i fatti e accertare le responsabilità".
Il 46enne, una volta che le acque si saranno calmate, dovrà mettere in fila tutti i tasselli della sua vicenda, a cominciare dall'arrivo in Venezuela il 17 ottobre del 2024 per la missione con le ong Humanity e Inclusion per portare aiuti umanitari alle persone con disabilità. L'obiettivo è cercare di capire "chi" possa averlo "venduto" alle autorità di Caracas che lo accusavano, in capi di imputazioni del tutto generici, di terrorismo. L'arresto avvenne ad un posto di blocco il 15 novembre di due anni fa. Trentini, insieme all'autista delle ong, venne portato in una struttura di detenzione. Per settimane non si è saputo nulla sulla sua sorte ma i familiari capirono da subito che il suo arresto poteva essere utilizzato dal regime allora guidato da Nicola Maduro come "pedina di scambio"."Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci", affermano oggi Armanda ed Ezio, genitori del 46enne. Invitano a rispettare il "silenzio e la riservatezza" annunciando che comunque ci sarà modo di accertare chi ha costretto Alberto ad un calvario lungo 14 mesi.














