VENEZIA - «Gioia e sollievo». A due settimane dal suo rilascio, Alberto Trentini ha rotto il silenzio mantenuto fin dalla partenza da Roma per il ritorno in Veneto: subito da zia Oliva a Treviso, non ancora (almeno ufficialmente) da mamma Armanda e papà Ezio al Lido di Venezia. Il cooperante ha bisogno di tempo e di tranquillità prima di affrontare l’esposizione pubblica e mediatica, quale risulterebbe una festa della sua comunità, ma non ha potuto trattenere le parole di contentezza e conforto quando ha appreso che in Venezuela è stato scarcerato anche Rafael Ubiel Hernández Machado, l’autista dell’organizzazione non governativa Humanity&Inclusion che era stato arrestato con lui il 15 novembre 2024.

Nei 14 mesi della detenzione di entrambi, proprio l’ong HI aveva lanciato il duplice motto “#FreeAlberto #FreeRafael”. A condividerlo erano stati anche i familiari di Rafael Hernández, che il 12 gennaio si erano detti «molto emozionati» per la liberazione di Trentini, ma anche «un po' preoccupati perché nonostante loro siano stati arrestati insieme», era stato rilasciato solo Alberto. In particolare la figlia Alejandra Hernández Yanez aveva chiesto «con molto rispetto alle autorità competenti» di provvedere alla sua scarcerazione dal centro di reclusione El Rodeo I. Nell’appello sui social erano stati taggati pure la presidente reggente Delcy Rodríguez e il potente ministro Diosdado Cabello Rondón, che da titolare dell’Interno aveva formulato accuse tanto pesanti quanto infondate nei confronti dei prigionieri politici, durante l’ondata repressiva promossa dal regime di Nicolás Maduro. «I loro Governi devono assumersi la responsabilità del fatto che vengono in Venezuela per cospirare contro un Paese, per attaccare obiettivi civili e militari, obiettivi di servizio pubblico, per danneggiare il nostro Paese». aveva affermato l’esponente del Governo, alludendo agli stranieri come Trentini.