Provati da oltre 400 giorni di carcere a Caracas, ma finalmente in Italia: Alberto Trentini e Mario Burlò sono atterrati all’aeroporto di Ciampino con un volo di Stato ieri mattina. Ad abbracciarli, non appena scesi dalle scalette dell’aereo, sono stati i loro cari: la madre del cooperante veneto, Armanda Colusso, e i figli dell’imprenditore torinese, Gianna e Corrado.
A osservare la scena, dietro i vetri dell’aeroporto, come per non essere di troppo in quel momento tanto atteso dalle famiglie, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il premier e il vicepremier, che ha definito il momento «toccante», hanno incontrato i due connazionali poco dopo: «Hai abbracciato mamma? È stata tanto in pensiero lo sai, vero?», ha detto Meloni rivolgendosi a Trentini. Il momento dei saluti istituzionali è stato breve: «Non vi voglio disturbare perché avete del tempo da recuperare», ha comunicato il presidente del Consiglio, prima di congedarsi.
Clamoroso al Cibali, avrebbe bofonchiato Sandro Ciotti: il tribunale di Milano ha scoperto il processo mediatico. Dopo avere contribuito fortemente a inventarlo negli anni di Tangentopoli; dopo averlo imposto per un lustro come compendio e supporto di quello giudiziario (soprattutto a favore dell’accusa); dopo averlo trasferito in televisione con la sfilata di magistrati, ex magistrati, magistrati-scrittori nei talk show, ecco che in un’aula di giustizia viene derubricato un ergastolo a 24 anni perché il contesto e il dibattimento sarebbero stati condizionati «da un’asfissiante morbosità mediatica».










