Dal muro di Maduro alla svolta di Delcy Rodriguez.
Il riconoscimento politico da parte di Roma del nuovo corso in Venezuela è stata la chiave che ha aperto i cancelli del carcere di Rodeo 1 ad Alberto Trentini e Mario Burlò, detenuti da oltre 400 giorni nel Paese sudamericano.
Giovedì scorso il presidente dell'Assemblea e fratello di Delcy, Jorge Rodríguez, annuncia la liberazione "di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri". Il giorno dopo la premier Giorgia Meloni dichiara: "seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas. In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione". E' il riconoscimento politico tanto atteso da Caracas. Quello che era sempre mancato quando alla guida del Paese c'era Nicolàs Maduro e che aveva allontanato la soluzione del caso. Trentini e Burlò facevano infatti parte dei cosiddetti "detenuti politici". In realtà pedine di scambio che il regime usava per fare pressione su tanti Paesi occidentali nel tentativo di rompere l'assedio delle sanzioni internazionali. Pressioni cui l'Italia non poteva cedere, tanto più da quando con Donald Trump l'attrito tra Usa e Venezuela era sfociato in guerra aperta.











