La svolta è arrivata nel vuoto di potere seguito alla caduta di Nicolás Maduro, con la nuova presidente Delcy Rodriguez impegnata in una complessa operazione di restyling d'immagine
La parola fine arriva in una notte tropicale, tra le mura dell'Ambasciata d'Italia a Caracas. Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Si chiude così, dopo 423 giorni di una detenzione che ha il sapore amaro del sequestro di Stato, la vicenda del cooperante di Humanity & Inclusion e dell'imprenditore torinese. «Stanno bene, sono su un aereo e rientreranno presto in Italia», ha annunciato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo un colloquio telefonico con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha seguito il dossier con estrema cautela e costante partecipazione.
Il rilascio non è stato un atto di clemenza isolato, ma l’esito di un sofisticato incastro diplomatico maturato in un Venezuela sospeso. La svolta è arrivata nel vuoto di potere seguito alla caduta di Nicolás Maduro, con la nuova presidente Delcy Rodriguez impegnata in una complessa operazione di restyling d'immagine per ottenere quella legittimazione internazionale che l'Occidente, coordinato dagli Stati Uniti, ha iniziato a concedere solo a fronte di gesti concreti di pacificazione.










