Il recente clamore mediatico attorno al gruppo Facebook “Mia moglie”, bollato a ragione come simbolo del peggio della Rete, ha fatto sì che ad occhi non esperti l’intera piattaforma di Zuckerberg apparisse come un ricettacolo di volgarità. Eppure la realtà è ben diversa. Quel gruppo – sessista e dalle dinamiche tossiche – è lungi dal rappresentare tutti gli utenti.
Facciamo un passo indietro e analizziamo l’evoluzione non tanto della piattaforma quanto dei suoi utenti.
Negli anni Dieci del 2000, Facebook ha concentrato conversazioni, gruppi e identità: per molti italiani è stato il primo contatto sociale digitale trasversale. Oggi però l’ecosistema è maturato e la composizione demografica è invecchiata.
Sebbene oggi l’effetto percepito (soprattutto da chi non ne è parte) sia quello di una piazza con gli “anziani del villaggio”, spesso intesa in senso dispregiativo per mancanza di conoscenza, la realtà è ben più complessa. In realtà Facebook è diventato un social “elitario”, ossia più selettivo per età, patrimonio culturale e densità di legami storici. Il social ospita molte “cerchie lunghe” (pionieri digitali, professionisti maturi, comunità tematiche competenti), pur restando generalista. Vediamo cosa ha reso possibile questa mutazione.














