Non che ci fossero molti dubbi, ma il nostro “campo largo” ben prima della conclusione dei negoziati tra Unione europea e Stati Uniti sulle tariffe commerciali aveva emesso la sua sentenza: i dazi al 15% sui prodotti europei da parte americana sono un cedimento all’odiato Donald Trump. E poco importa che dal 1° agosto, se non fosse intervenuto l’accordo annunciato ieri pomeriggio a Turnberry, in Scozia, Washington avrebbe applicato una tariffa del 30% sui prodotti europei. Ecco, ad esempio, Angelo Bonelli, uno dei due “azionisti di riferimento” di Avs: «L’accordo per imporre dazi al 15% su diversi prodotti europei è un atto di forza che mette in ginocchio l’economia dell’Ue, con effetti devastanti sull’Italia. A rischio di sono oltre 700mila posti di lavoro, di cui più di 100mila in Italia, nei settori agroalimentare, automotive e meccanico».

E poteva mai mancare un riferimento a Giorgia Meloni? Certo che no. «Mentre tutto questo accade, Meloni è la prima ad aver promesso a Trump l’acquisto di gas e armi per decine di miliardi di euro». Il M5S parla di «disfatta bella e buona» per Bruxelles e per la «pontiera Meloni. Doveva essere zero a zero. Invece...». Per tutto il giorno, sentendo aria di intesa, dall’opposizione sono partiti attacchi contro il governo per la gestione, giudicata in ogni caso troppo accomodante nei confronti di Trump, del dossier. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha criticato l’atteggiamento di Palazzo Chigi: «Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti, ma bisogna stare con la schiena dritta e non lasciarsi ricattare». Altrimenti, ha aggiunto, «a un dito si prendono un braccio».