No, per noi europei non è andata bene. Alla fine dell’incontro in Scozia fra Donald Trump e Ursula von der Leyen (con rispettive delegazioni) l’accordo sui dazi è stato trovato. Ma, per evitare la rottura – con relative tariffe del 30% dal primo agosto - l’Unione europea ha dovuto concedere molto. Un dazio generale del 15% sulle merci esportate negli Stati Uniti (contro una media tariffaria del 4,8% prima della rielezione di Trump). Più l’impegno ad acquistare 750 miliardi di dollari in prodotti energetici americani nei prossimi tre anni, a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti in aggiunta agli investimenti attuali e ad acquistare «grandi quantità» di armamenti Usa (alla faccia del rafforzamento di una difesa comune europea meno dipendente da Washington). Le tariffe su acciaio e alluminio, inoltre, rimangono al 50%, anche se un sistema di quote dovrebbe ridurne l’impatto. L’unico comparto che forse può sentirsi sollevato è quello dell’auto. Trump vorrebbe che tutte le vetture vendute negli Usa fossero prodotte in fabbriche americane. Per questo, ad aprile, aveva imposto una tariffa del 27,5% sui veicoli importati. Ora il dazio si allinea al 15%. Ma, come scrive Giuseppe Sarcina, «vedremo se le case europee riusciranno a recuperare competitività. O se, invece, le difficoltà incontrate sul mercato Usa (e altrove) sono anche di altra natura».
La «doccia scozzese» sui dazi, ecco cosa ha dovuto concedere l’Ue agli Stati Uniti in cambio dell’accordo
Per un dazio generale del 15% sulle merci esportate in Usa, l’Ue ha promesso di acquistare 750 miliardi di dollari in prodotti energetici americani in 3 anni e investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti











