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9 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:28

Non è solo la destra a esultare per il mancato quorum dei referendum su lavoro e cittadinanza. L’ala “riformista” del Pd non nasconde la soddisfazione per il fallimento dei quesiti che miravano a smantellare il Jobs Act, la riforma liberista del lavoro approvata nel 2015 dal governo Renzi (e già svuotata in molte sue parti dalla Corte costituzionale). Ad aprire l’assalto della minoranza dem è Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e aspirante alter ego “moderata” della segretaria Elly Schlein: “Una sconfitta profonda, seria, evitabile. Purtroppo un regalo enorme a Giorgia Meloni e alle destre. Fuori dalla nostra bolla c’è un Paese che vuole futuro e non rese dei conti sul passato. Ora maturità, serietà e ascolto, evitando acrobazie assolutorie sui numeri”, scrive su X.

Gualmini: “Boomerang, referendum contro se stessi” – Ancora più esplicita un’altra europarlamentare, Elisabetta Gualmini: “Aver mobilitato tutto il partito (democratico), tutti i circoli, tutti i dirigenti su un referendum che doveva “correggere gli errori del vecchio Pd” si è rivelato un boomerang. Un referendum politico contro se stessi”, twitta. “Aver rotto l’unità sindacale in una rinnovata cinghia di trasmissione con un solo sindacato (Cgil), pur con rispetto, un altro errore. Con quesiti rivolti al passato e pochissimo legati alle patologie del mercato del lavoro di oggi. Doveva essere uno sfratto a Meloni. Non pare vada cosi. Auguriamoci almeno una discussione franca magari anche con quelli del vecchio Pd”, aggiunge.