Se questa del referendum doveva essere la conferma dell'avanzata del ceentrosinistra, che esultava alle ultime elezioni comunali con la vittoria del centro sinistra a Genova e Ravenna al primo turno, la doccia fredda del mancato quorum ha subito riacceso i «distinguo». Lo scricchiolio arriva dall'interno del Pd, dove si alzano voci apertamente contro la scelta di sostenere il referendum. L'eurodeputata e vicepresidente dell'Eurocamera Pina Picierno parla di una sconfitta politica: «Una sconfitta profonda, seria, evitabile. Purtroppo un regalo enorme a Giorgia Meloni e alle destre. Fuori dalla nostra bolla c'è un Paese che vuole futuro e non rese di conti sul passato. Ora maturità, serietà e ascolto, evitando acrobazie assolutorie sui numeri». L'eurodeputata dem, Elisabetta Gualmini, è ancora più netta e parla di boomerang: «Aver mobilitato tutto il Partito (democratico), tutti i circoli, tutti i dirigenti su un referendum che doveva `correggere gli errori del vecchio Pd´ si è rivelato un boomerang. Un referendum politico contro se stessi». Secondo l'esponente dem, «l'aver rotto l'unità sindacale in una rinnovata cinghia di trasmissione con un solo sindacato (Cgil), pur con rispetto», è stato «un altro errore. Con quesiti rivolti al passato e pochissimo legati alle patologie del mercato del lavoro di oggi. Doveva essere uno sfratto a Meloni. Non pare vada così. Auguriamoci almeno una discussione franca magari anche con quelli del vecchio Pd», conclude Gualmini.