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9 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:06
La destra esulta in coro, mentre tra i “riformisti” del Pd c’è chi approfitta del flop per mettere in discussione la leadership del partito. Si sintetizzano così le reazioni politiche al netto fallimento dei referendum su lavoro e cittadinanza, fermi intorno al 30% di affluenza, dato lontanissimo dal quorum del 50% + uno degli aventi diritto al voto. Dalla maggioranza si sottolinea l’esito deludente della campagna portata avanti dal centrosinistra (più o meno) unito con l’obiettivo di mettere in difficoltà il governo: “Il campo largo, se mai fosse nato, oggi è definitivamente morto”, dice il presidente del Senato Ignazio La Russa (FdI) in collegamento con La7. “È troppo facile infierire su chi ha fatto una campagna puntando non sui quesiti, spiegandoli, ma sul “dagli alla Meloni” e “dagli a La Russa”. Tantissimi sono rimasti schifati da una campagna divisiva e di odio“, afferma. Gongola al Tg1 il deputato Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia: “Hanno tentato una spallata al governo Meloni e per l’ennesima volta si sono slogati la spalla, perché di questo si tratta. Gli italiani si sono espressi: il 30% scarso è d’accordo con loro, e tutti gli altri sono d’accordo con il governo, a quanto pare”. Per un altro meloniano, il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, “lo schiaffone per la compagnia del “tutti dentro contro la Meloni” conferma la miopia politica ed elettorale di chi pretendeva di trasformare i referendum in un giudizio sul governo”.














