Da tempo demografi e sociologi sostengono che il modo più efficace di sostenere le scelte positive di fecondità non è qualche bonus una tantum, ma un ecosistema complessivo: occupazione stabile e adeguatamente remunerata, sia per gli uomini che per le donne; riequilibrio nelle responsabilità del lavoro di cura tra uomini e donne e orari amichevoli; servizi per la prima infanzia e scuole a tempo pieno di qualità e accessibili; abitazioni adeguate, economicamente sostenibili, e in contesti percepiti come sicuri e vivibili. Ora i ricercatori dell’Inps sono giunti alla stessa conclusione, a partire dalla constatazione che anche in Italia, come è stato documentato in altri paesi sviluppati da diverse ricerche, avere un’occupazione stabile non è in contrasto con le scelte di maternità. È invece la precarietà a indurre a rimandare e, talvolta, a rinunciare del tutto. Non sorprendentemente, una recente ricerca su tutti i paesi Ue, curata da Greulich e Rendall e pubblicata su neodemos.info, mostra che l’impatto positivo dell’occupazione stabile sulla fecondità è ancora maggiore quando riguarda entrambi i partner. Tanto più in Italia, dove l’accesso ad una abitazione di proprietà, quindi a risorse sufficienti e certe per accendere e pagare un mutuo, sembra essere un prerequisito per il passaggio alla genitorialità, secondo un’altra ricerca a cura di Gallo e Vignoli e pubblicata sul medesimo sito.

Dal 1995 ad oggi 7 anni e 3 mesi in più per andare in pensione (ANSA)

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