Il ritratto dell’Italia che emerge dagli ultimi dati sociali del Rapporto Inps racconta un Paese in profonda trasformazione che, tuttavia, non risolve annose questioni come il divario economico e sociale di genere. L’ultimo rapporto annuale mostra elementi molto chiari: gli aiuti economici immediati, come l’Assegno unico, per esempio, non bastano. Se non supportati da servizi reali, i bonus natalità rischiano persino di allontanare le donne dal mercato occupazionale, allargando un gender gap che dalle buste paga si trascina, inevitabilmente, fino alle pensioni della vecchiaia.

Rapporto Inps, i bonus non bastano se manca l’organizzazione

Per avere un sistema previdenziale solido, emerge dal report, servono contratti stabili e stipendi dignitosi, ma se le fondamenta del lavoro femminile e giovanile rimangono fragili, l’intera struttura è destinata a non reggere. Senza un’adeguata rete di tutele strutturali, i contributi economici straordinari legati alla maternità possono tramutarsi in un boomerang, scoraggiando addirittura la presenza femminile nel sistema produttivo e incentivando l’abbandono del posto di lavoro.

L’impatto del nido e del lavoro da remoto sulle donne

Ma c’è qualcosa a cui si può guardare con più positività: il bonus asilo nido e lo smart working. Queste due misure sostengono l’occupazione femminile e abbattono i costi di cura. L’accesso al bonus nido aumenta del 6% la probabilità di occupazione per le madri. Il lavoro da remoto è ancora più incisivo: riduce fino all’87% la penalizzazione da maternità, ovvero il rallentamento della carriera subìto dalle donne dopo la nascita di un figlio, portando anche a incrementi retributivi tangibili.